Dagli Umarells, alla Nulla Spa: Danilo Masotti, anche questa è Bologna

Danilo Masotti Umarells
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1. Da Una Bologna peggiore è possibileCi meritiamo tutto. Ne hanno fatta di strada gli Umarells. Dì la verità, se non ci fosse stato Facebook, la tua opera non sarebbe mai esistita. O forse sì?

Sarebbe esistita lo stesso, perché già esisteva. Pensa che la prima stesura di CI MERITIAMO TUTTO era già pronta nel 2003, ma l’ho tenuta dentro le cartelle a invecchiare. Come il vino. Poi, dopo tre libri (uno sugli Umarells e due su Bologna) e grazie soprattutto alla “crisi” mi son deciso a consegnare il testo riveduto e attualizzato al mio editore. CI MERITIAMO TUTTO sarebbe stata la mia opera di esordio, seguita da un altro libro che ho in mente dal 1997, ho già scritto un po’ di cose, ma chissà quando uscirà. E sarà bellissimo.

2. Ci meritiamo tutto è la tragedia della mia generazione e forse della tua. Una complessa, ma semplice inquietante parodia di quello che siamo diventati: gente che spende e spande, che si lamenta, che vive di fasi fratte, che si finge indignata e che tutto sommato, nonostante la crisi ancora sguazza nel proprio benessere. Chi si salverà o chi si è già salvato?

Si salverà chi saprà collocare la propria morte e, sapendo che la vita non dura in eterno, non dirà sempre SI a tutto per paura. Si salverà chi rischierà qualcosa, sapendo che “Male che vada, va male” (cit. Ci meritiamo tutto). Sono quelli a cui andrà benissimo.

Danilo Masotti Umarells

(foto vetrina Ulisse – Libreria di viaggi – Bologna)

 

3. Anglicismi: il tuo uso appositamente italianizzato, anzi, bolognesizzato è una provocazione bella e buona. Mi ricordi un po’ Italo Calvino e la sua denuncia contro il burocratese, come antilingua. Mi sto facendo troppe pippe?

Si. Il mio inglish è di scuola Skiantos, niente di che, niente di nuovo. Mi limito a scrivere in italiano le parole in inglese, così come le pronuncio. Si fa prima. L’unico effetto collaterale è che col tempo ci si abitua così e quando devo scrivere qualcosa in inglese, mi confondo.

Danilo, apriamo un capitoletto su Freak Antoni: credi sia stato un artista sottovalutato? Se sì, perché? E soprattutto. Chi è stato per te?

Freak Antoni ha portato avanti con tenacia il suo insuccesso e per me rimane (oltre che un amico) un maestro e un modello esistenziale. L’essere rivalutati dopo la morte è un obiettivo alla portata di tutti e così è stato anche per Roberto, ci mancherebbe. Peccato.

A nessuno piace essere preso per il culo. Eppure, sono convinta che con Anche questa è Bologna, anche i più permalosi non potranno fare altro che annuire e dire: “Quel Masotti lì, c’ha proprio ragione”. Da pochi giorni in tutti gli scaffali delle librerie (onlain e offlain) uscirà questa tua ultima fatica. Quanto è stato doloroso scrivere questo libro?

Zero. Ho osservato me stesso e i miei concittadini per quattro anni, ho preso nota di quello che vedevo e ho raccolto 100 profili di bolognesi contemporanei dalla A alla Zdaura e fotografato la mia città a futura memoria. Questo libro sarà volano del turismo. Lo sento.

Danilo Masotti Umarells

(foto di Danilo Masotti)

Per concludere. Danilo Masotti, con il gruppo su Facebook Una Bologna peggiore è possibile, e gli hashtag #AbbastanzaGianniMorandi e #UnJeSuisAlgiorno, lasciatelo dire, hai dimostrato di essere un sociologo, un antropologo, un provocatore, un imprenditore, ma soprattutto uno che ha capito molto bene, come funzionano i social network. Che cosa sono per te Facebook, Twitter e Linkedin?

Sono delle cazzate. Dei sedativi sociali. Facebook è un bar sempre aperto. Twitter è entrare al bar, sparare una cazzata e uscire. Linkedin è per raccontare e soprattutto raccontarsi delle balle, meglio se in inglese.

Ultimissima domanda: meglio Gianni Morandi o Gianni Morande?

Direi Gianni Morandi, ne sono abbastanza convinto.